martedì 4 febbraio 2014

ISLAM BUSSA ALLE NOSTRE PORTE


D: Qual è la sua testimonianza personale di fede? 
R:  (Francesco Maggio) Afferrai le mani amorose del Signore Gesù, quando ero ancora proprietario di un avviato sex-shop a Torino. In quel tempo la cocaina aveva iniziato a controllare ogni momento della mia vita, una vita ormai svilita e con un mare di speranze infrante. Il guadagno e la fama nel mio ambiente non mi interessavano più. Cercai per anni qualcosa che appagasse la mia vita, ma era inutile! Risentivo il peso  spirituale di quel che proponevo a migliaia di clienti del mio negozio attraverso la televendita e nel mio punto vendita. Fino a quando, un giorno nel 1988, un mio vero amico, che viveva disordinatamente e di espedienti criminosi, si convertì a Cristo! Allora, egli con uno stile evangelistico che rimaneva tra i più convincenti, con il passa-parola, mi annunziò Cristo crocifisso e la Sua Salvezza, pronta anche per me. Stava a me accettare o rifiutare. Quel vuoto e quella paura di vivere cessarono per lasciare il posto ad una vita esuberante di gioia e di gratitudine a Gesù Cristo fino ad oggi. Questi, in breve, gli inizi del mio cammino con Cristo. 

D: Secondo lei quale dovrebbe essere la risposta della chiesa italiana ai flussi migratori dai Paesi musulmani? 
R: Stiamo tutti vedendo che, in Italia, la presenza islamica, sul piano numerico, cresce di giorno in giorno. Secondo la volontà di DIO, dobbiamo già iniziare a pregare per mirare a suscitare sia l'interesse e sia la consapevolezza e le energie di tutte le chiese per invitare alla salvezza più anime possibili. 

Sebbene la Scrittura ci impone il rispetto sacro della dignità e dell'accoglienza di ogni persona, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa, la Parola ci insegna però che il rispetto assoluto della dignità umana non ci obbliga a relativizzare su cose e dottrine fondamentali che la Scrittura non approva. 

Oggi si tende con una metodologia  oscurantista da parte di certa ‘teologia politica’ o di teologia liberale (che la Bibbia non insegna e né incoraggia e dunque va riggettata), a minimizzare o perfino eludere la realtà della complessità insite nell’islam che stride nella nostra società europea e nel resto del mondo cristiano sotto i nostri occhi con particolare rilievo negli ultimi 40 anni. Però il cristiano deve guardare in faccia alla realtà e ai rischi pur riproponendo l’amore di Cristo, il Quale percorrendo tuttavia il calvario fino alla morte di croce non ci imputò i nostri falli ma morì per noi mentre eravamo ribelli e stridenti contro di Lui per riconciliarci al Padre. Il Padre non ha ignorato il nostro peccato o lo abbia nascosto. 

Altrettanto, noi credenti dobbiamo imparare ad amare i musulmani intezionalmente, non imputando i loro falli. Amare costa sacrificio insieme però a ‘vegliare, pregare e rialzare il capo’. Altrimenti si finirà per adeguare il Vangelo al diktat del post-modernismo, dell'inter-culturalismo che  stanno germinando progressivamente con la predominanza dell’apostasia e del multiculturalismo nelle nostre istituzioni e, infine, hanno iniziato ad infiltrarsi nelle nostre chiese evangeliche attraverso certa teologia liberale da parte di alcuni dottori esperti nel dialogo politico con l’islam. E’ noto che per  i musulmani che concepiscono la vita come sharia, come un abbandonarsi e sommergersi nella volontà divina, la democrazia, la liberà e la laicità dell’Occidente risultano come aberrazioni quando per altri invece risultano come disvalori che non capisce o che rifiuta. Perché dunque i nostri rappresentanti della cristianità temono di essere leali e onesti con i musulmani ricorrendo alla teologia liberale? Noi confondiamo i nostri amici musulmani!

  1. Come é iniziata o come ha avuto origine questa predisposizione nei nostri ambienti evangelici?
  1. La risposta completa non può essere data in un intervista con uno spazio limitato, ma attraverso un saggio. Potrei soltanto fare riferimento per ora ad una delle modalità, non l’unica però. Per il Common Word (2007) o tradotto “Una parola in comune tra Noi e Voi”  http://www.evangelici.net/notizie/1389441000.html il concetto di fondo dell’ecumenismo e del pluralismo religioso è dare vita ad un’etica globale per avere la meglio sulla radicalizzazione dei dogmi religiosi o ci sarà solo spazio per i fondamentalismi. Bisogna ripercorrere la tragedia dell’ 11 settembre... dopo quella tragedia negli USA  per molti leader della cristianità è diventata la via d’uscita l’urgenza di un progetto di etica inter-religiosa fra la cristianità e l’islamismo: nessuna pace tra le nazioni senza la pace tra le due religioni più grandi del pianeta, e nessuna pace tra le religioni senza dialogo tra quelle stesse religioni. Secondo i protagonisti del dialogo ecumenico, fra islam e cristianità le due comunità dovrebbero rendersi conto, insieme, delle loro responsabilità per la pace e la giustizia nel mondo. Non “missione ed evangelizzazione” dell’una contro l’altra, dunque, ma “ dialogo alla pari”: è questo il precetto del Common Word (2007)  che impone oggi la situazione. E questo secondo loro vuole dire evidentemente uno stop alla persecuzione e attacchi assassini sui cristiani nel mondo da parte dell’islam fondamentalista. I fanatici ci sono in tutte le religioni, nell’islam come nel cristianesimo e nell’ebraismo. Abbiamo modo di constatare che il fanatismo religioso di tipo islamico contro comunità cristiane o terrorismo è in crescita allarmante oltre che intensissimo. E’ anche risaputo che una democrazia presuppone, per funzionare, che i suoi conflitti interni vengano risolti senza conflitto, senza violenza e senza ammazzamenti. Il che significa che la democrazia si fonda, in premessa, sull’accettazione condivisa di un metodo di risoluzione dei conflitti ricorrendo ai compromessi.  

D: Queste intese del 2007  hanno prodotto i frutti tanto sperati di una pace mondiale?
R: Illusioni! Nemmeno dal 2007, anno quando nacque l’intesa “A Common Word” fra la cristianità e l’islam, è cessata la persecuzione contro i cristiani. Questo comprova che i credenti in Cristo devono imparare ad amare tutti incondizionatamente, non secondo gli elementi del mondo, ma secondo Cristo. O si fallirà il bersaglio di amare secondo Cristo   Non offriamo uno scambio di religione né di  pregare uno stesso dio, ma di gioire di annunciare quella UNICA relazione con Dio Padre, attraverso Cristo.

D: Ed al lavoro tra i musulmani come è arrivato? 
R: Cominciai a condividere la mia gioia di appartenere a Cristo a tutti, finché fui attirato a parlarne anche ai miei amici musulmani. Successivamente, il Signore comprovava la mia chiamata a questo ministero, dandomi il pieno riconoscimento dei miei responsabili di chiesa. Fu così, che all'inizio del 1992 partii per un corso di addestramento durato quasi cinque anni dividendo quel periodo fra l’Inghilterra e il Nord Africa. Da quel tempo abbiamo fatto discepoli fra moltissimi credenti arruolandoli, in particolare, nelle campagne evangelistiche sul territorio.  Sono a migliaia i credenti che in tutti questi anni hanno beneficiato dei nostri corsi sviluppando e imparando a come trasmettere il Vangelo ai loro vicini e amici musulmani. Purtroppo, a remare in senso contrario, sono stati pubblicati libri sull'islam da parte di autori NON ITALIANI da editori evangelici italiani, che promuovono una evangelizzazione verso i musulmani un'identità cristiana sfuocata su quei tratti che distinguono la fede cristiana della sua identità biblica. La buona reputazione di queste case editrici indurrebbero i credenti a fidarsi di quei libri sull'islam e così facendo adottare una testimonianza fatta di paura nell'usare franchezza 'per non offendere i musulmani'. I musulmani non sono attratti dalla nostra timidezza, perché loro non rinunciano alla timidezza e disprezzano la fede cristiana definendoci 'codardi'. 

D: Quali dati ha sulla presenza islamica in Italia? 
R I Musulmani in Europa sono circa 20 milioni. Un dato incontrovertibile è che la popolazione islamica in Europa cresce del 4,5% l'anno. Nel nostro Paese la cifra che riguarda la popolazione islamica regolarmente residenti supera il milione e mezzo (ci sono anche  almeno 500.00o in attesa di regolarizzazione). In Italia si registrano circa 20 mila matrimoni fra islamici e cattolici. L'Islam è ormai la seconda religione in Italia per numero di aderenti. Le moschee in Italia si possono contare sulle dita di una mano  ma ovunque ci sono centri culturali, luoghi di incontro, associazioni di qualche migliaio di sale di preghiera. Nel 1992 se ne contavano quasi 100; dieci anni dopo se ne contavano 250. Si tratta di una realtà variegata, multiforme e multietnica che si sviluppa intorno a sale di preghiera, nascoste in appartamenti, sottoscala, garage, palestre in affitto a ore. Ci sono  poi i ricongiungimenti familiari e i nuovi nati da genitori islamici. I loro figli si siedono insieme ai nostri figli dietro ai banchi di scuola. 

D: Secondo Lei che cosa c'è nell'agenda dei Musulmani in Italia? 
R  Con l'aumento demografico l'idea della piattaforma politica non è stata accantonata, tutt'altro. L'islam italiano chiede spazio, ad esempio l'intesa con lo Stato. L'intesa riguarda la parità a tutti gli effetti per i diritti civili, diritto di voto, foto tessera a capo coperto, l'8 per mille, libertà di culto, sindacale. C'è poi l'ambito sociale: scuole, ospedali, carceri. Da oltre vent’anni c’é in corso un processo di islamizzazione del nostro Paese "pacificamente” attraverso le istituzioni politiche.I musulmani nel nostro paese non ripudiano la loro cultura, però sono disponibili e cercano di assimilare quella occidentale, in cerca di due obiettivi: integrazione e superamento dei pregiudizi. A questo proposito ci sono un esempio i “Giovani Musulmani ‘Italia” (GMI) i quali hanno una grossa presenza sulla rete. La Gmi è nata in Italia circa una decina di anni fa e ha alcune migliaia di tesserati attivi in quasi 30 città. In Italia ci sono circa 500.000 giovani musulmani tra i 10 e 20 anni che sono nati o vivono qui almeno dal 2.000. Sono loro il futuro della comunità islamica italiana. Organizzano, con un largo uso Facebook, incontri settimanali per dei temi più attuali quali ad esempio il dialogo inter-religioso, politico e sociale. E‘ lodevole la passione che dimostrano quando sono presenti con  i loro banchetti e opuscoli dimostrativi sia delle loro attività sia della loro religione in distribuzione ai loro concittadini italiani. In più di qualche occasione hanno organizzato iniziative culturali di alto livello intellettuale.  Ci credono!! 

D: Quali sono i vostri principali servizi che offrite alle chiese? 
R La sfida per noi cristiani "nati di nuovo" è evidente: siamo protesi verso l'adempimento di Marco 16:15, vale a dire, "predicare l'evangelo ad ogni creatura". Aiutiamo le chiese e le opere a poter avviarsi verso la testimonianza interculturale. 

Francesco Maggio

Stesso Dio? No, stessa confusione

Notizia inserita il 11/1/2014 alle 12:50 nella categoria: Dall'Italia
ROMA - A margine di recenti affermazioni di papa Francesco sull'Islam apparse suwww.chiesa.espressonline.it, le riflessioni di Francesco Maggio (studioso evangelico di islamistica) pubblicate il 9 gennaio nelle News/Attualità del sito dell'Alleanza evangelica italiana. Le riportiamo integralmente.

"I musulmani adorano con noi un Dio unico, misericordioso" (n. 252). Così si è espresso papa Francesco nella recente esortazione apostolica Evangelii Gaudium. In realtà, la frase non è sua, ma è una citazione del Concilio Vaticano II (Lumen Gentium 16) che il papa ha semplicemente fatto propria e reiterata. L'idea che cristiani e musulmani adorino lo stesso Dio è molto diffusa negli ambienti del dialogo religioso e dell'ecumenismo corrente. Purtroppo, sta raccogliendo proseliti anche tra gli evangelici che si fanno affascinare dall'universalismo della salvezza. Gli scritti sull'Islam del teologo di Yale, Miroslav Volf, sono lì a dimostrare che ciò che afferma il papa è anche ciò che viene sostenuto da evangelici come Volf che credono nella realtà di uno stesso Dio che viene adorato in modi diversi.


Che Papa Francesco affermi che i musulmani"adorano con noi un Dio unico" è alla luce della Bibbia una grave inesattezza. La fede islamica nega la natura una e trina di Dio, nega la divinità di Gesù (Corano 4:171) e dello Spirito Santo, nega l'avvenuta crocifissione di Gesù Cristo: come si può sostenere una simile posizione? Il documento "Evangelo e Islam. Affermazioni e negazioni evangeliche sulle esigenze della testimonianza cristiana" del 2011, promosso dall'Alleanza Evangelica Italiana e da Meta e sottoscritto da molte opere evangeliche italiane, afferma: "Respingiamo che il Dio della Bibbia e Allah del Corano siano lo stesso Dio visto da angolature diverse. Questa equazione è un travisamento dell'insegnamento biblico su Dio Uno e Trino, su Gesù quale vero uomo e vero Dio e sullo Spirito Santo quale Persona divina in comunione col Padre e il Figlio" (il documento è consultabile su evangelici.net/notizie.


Ironicamente, anche il Corano prende le distanze da questa banalità. "O miscredenti, io non adoro quel che voi adorate e voi non siete adoratori di quel che io adoro. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato e voi non siete adoratori di quel che io adoro: a voi la vostra religione, a me la mia". Dal Corano, proviene l'improponibilità di ogni sincretismo religioso, della conciliazione dottrinale tra le religioni" (vedi Corano 109:1-6. Tranne in qualche eccezione, nel Corano ripetutamente si nega l'esistenza di altre divinità insieme ad Allah o "non c'é altro dio all'infuori di lui" o giunge ad intimare al lettore "allontanati dai politeisti" (Corano 6:19,106).


Un'altra inesattezza del Papa è quando scrive che "Gli scritti sacri islamici conservano parte degli insegnamenti cristiani" (n. 252). Affermare ciò introduce elementi inquietanti di sincretismo fra Bibbia e Corano. Inoltre, alquanto preoccupante, si utilizzano termini, ad esempio, come "scritti sacri" per il Corano mentre "insegnamenti cristiani" può suggerire che i cristiani non si basano sulla prerogativa fondante dei "testi sacri" della Bibbia per le loro convinzioni spirituali. Il dio Allah unico e singolare del Corano non è l'Allah uno e trino della Bibbia, e tantomeno è giustificabile il sincretismo tra il modus operandi del Dio rivelatosi nella Bibbia da Allah del Corano. Quando contempliamo il Figlio, ci viene dato di conoscere Dio perché il Figlio è in seno al Padre e perché il Figlio stesso lo svela:Nessuno può giungere (conoscere) al padre se non per mezzo di me.


Da dove nascono questi errori? Certamente ci sono ragioni profonde e che portano lontano nel tempo. Esse risiedono nello spirito del nostro tempo soggiogato dal "post-modernismo", dall'"universalismo", dal "relativismo" dove ogni idea è accettabile e plausibile. Ci sono anche ragioni prossime, che sono molto vicine a noi. Papa Francesco non ha fatto altro che reiterare i principi dell'ecumenismo e del sincretismo promossi nel 2007 presso l'Università di Yale (sotto la spinta anche di Miroslav Volf).


Gli accordi di Yale, sottoscritti da oltre 300 nomi illustri provenienti dalla cristianità mondiale e da 138 nomi tra i più eccellenti del mondo islamico, affermano che "la pace nel mondo dipende dalle relazioni fra musulmani e cristiani". Questa presunta pace, si basa sulla condizione dettata dai musulmani e fatta firmare dalla cristianità, per l'accettazione senza se e senza ma della sura 3:64 che permea tutta il contratto di pace chiamato "Un accordo in comune...". In altre parole la condizione islamica per promuovere questa pace era firmare la dichiarazione coranica che impone ai cristiani di riconoscere il dogma coranico che c'è soltanto Allah come Dio, il Gesù del Corano solo semplice uomo e grande profeta, e il vincolo a credere che Maometto sia profeta ultimo di Allah e "suggello dei profeti".


La stesura del testo "Un accordo in comune tra Noi e Voi" (titolo originale dall'inglese: A common word between Us and You) veniva formulata dal principe Ghazi bin Muhammad bin Talal e rielaborata dalle massime autorità teologiche islamiche quindi, successivamente, fatta sottoscrivere dai 300 leader delle chiese cristiane sparse nel mondo e da tutte le denominazioni, per invitare a ritrovarsi tutti insieme onde cercare di elaborare un accordo in comune, basandosi sul tema dell'amore del Dio unico (intendendo Allah) e l'amore per il prossimo.


Questa lettera aperta islamica non fa alcun minimo riferimento alla feroce persecuzione inflitta dai musulmani ai cristiani in varie parti del mondo, né si riconosce rea di esercitare la repressione contro chiunque professi la fede in Cristo nei paesi islamici. Nel testo, fatto sottoscrivere dai 300 leader cristiani, l'Islam lamenta ai cristiani tutta la responsabilità per le Crociate e in più per la repressione cristiana contro i musulmani (!). Però resta inquietante la firma di 300 icone della cristianità (evangelici, ortodossi e cattolici) di spicco internazionale presenti in Occidente e in Medio Oriente, di organizzazioni evangeliche in missione in Occidente e in Medio Oriente, comprese le scuole bibliche nel mondo estero e denominazioni stimate nel mondo. Eppoi, perché gli ebrei sono stati esclusi dall'invito alle larghe intese nella lettera aperta. Perché?


I frutti dell'Accordo di Yale sono le frasi di papa Francesco sull'Islam. Vero è, purtroppo, che molti insegnanti e dottori evangelici esperti in islamistica firmatari di quell'accordo, in questi anni si sono introdotti nelle chiese e nelle missioni internazionali per inserire di soppiatto metodologie di tipo "Chrislam", cioè l'idea di una possibilità di combinare l'Evangelo all'Islam. Evangelici, dunque, ma per convinzione "chrislamici". Certo, non pare esagerato affermare che questi cedimenti alle larghe intese non sono soltanto inutili e vani ma ripercuoteranno un serio danno al progresso dell'evangelo nel mondo perché, come sta scritto, la via della verità sarà diffamata.

La chiesa deve essere ancora più vigilante e preparata per confrontare le nuove tendenze della teologia e della missiologia che cercano di indebolire il vangelo nello sforzo di renderlo più appetibile all'uomo comune. Invece di seguire le onde del relativismo, occorre riaffermare con forza la verità biblica. Come dice il documento "Evangelo e Islam": "Affermiamo la necessità della missione cristiana in tutto il mondo, comprese le nazioni e le popolazioni islamiche, quale risposta al mandato biblico di benedire le nazioni e di discepolarle nel nome di Gesù Cristo (Impegno di Città del Capo [2010] par. I.10). Essa deve essere svolta con sensibilità, umiltà, spirito di dialogo e adattamento, ma senza perdere i tratti distintivi della fede biblica e che prevedono l'annuncio della Buona Notizia, l'attesa di conversioni a Gesù Cristo e l'avvio di un cammino di discepolato nella chiesa".

da: Alleanza evangelica italiana: News/Attualità
data: 9/1/2014
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