D: Qual è la sua testimonianza personale di fede?
R: (Francesco Maggio) Afferrai le mani amorose del Signore Gesù, quando ero ancora proprietario di un avviato sex-shop a Torino. In quel tempo la cocaina aveva iniziato a controllare ogni momento della mia vita, una vita ormai svilita e con un mare di speranze infrante. Il guadagno e la fama nel mio ambiente non mi interessavano più. Cercai per anni qualcosa che appagasse la mia vita, ma era inutile! Risentivo il peso spirituale di quel che proponevo a migliaia di clienti del mio negozio attraverso la televendita e nel mio punto vendita. Fino a quando, un giorno nel 1988, un mio vero amico, che viveva disordinatamente e di espedienti criminosi, si convertì a Cristo! Allora, egli con uno stile evangelistico che rimaneva tra i più convincenti, con il passa-parola, mi annunziò Cristo crocifisso e la Sua Salvezza, pronta anche per me. Stava a me accettare o rifiutare. Quel vuoto e quella paura di vivere cessarono per lasciare il posto ad una vita esuberante di gioia e di gratitudine a Gesù Cristo fino ad oggi. Questi, in breve, gli inizi del mio cammino con Cristo.
D: Secondo lei quale dovrebbe essere la risposta della chiesa italiana ai flussi migratori dai Paesi musulmani?
R: Stiamo tutti vedendo che, in Italia, la presenza islamica, sul piano numerico, cresce di giorno in giorno. Secondo la volontà di DIO, dobbiamo già iniziare a pregare per mirare a suscitare sia l'interesse e sia la consapevolezza e le energie di tutte le chiese per invitare alla salvezza più anime possibili.
Sebbene la Scrittura ci impone il rispetto sacro della dignità e dell'accoglienza di ogni persona, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa, la Parola ci insegna però che il rispetto assoluto della dignità umana non ci obbliga a relativizzare su cose e dottrine fondamentali che la Scrittura non approva.
Oggi si tende con una metodologia oscurantista da parte di certa ‘teologia politica’ o di teologia liberale (che la Bibbia non insegna e né incoraggia e dunque va riggettata), a minimizzare o perfino eludere la realtà della complessità insite nell’islam che stride nella nostra società europea e nel resto del mondo cristiano sotto i nostri occhi con particolare rilievo negli ultimi 40 anni. Però il cristiano deve guardare in faccia alla realtà e ai rischi pur riproponendo l’amore di Cristo, il Quale percorrendo tuttavia il calvario fino alla morte di croce non ci imputò i nostri falli ma morì per noi mentre eravamo ribelli e stridenti contro di Lui per riconciliarci al Padre. Il Padre non ha ignorato il nostro peccato o lo abbia nascosto.
Altrettanto, noi credenti dobbiamo imparare ad amare i musulmani intezionalmente, non imputando i loro falli. Amare costa sacrificio insieme però a ‘vegliare, pregare e rialzare il capo’. Altrimenti si finirà per adeguare il Vangelo al diktat del post-modernismo, dell'inter-culturalismo che stanno germinando progressivamente con la predominanza dell’apostasia e del multiculturalismo nelle nostre istituzioni e, infine, hanno iniziato ad infiltrarsi nelle nostre chiese evangeliche attraverso certa teologia liberale da parte di alcuni dottori esperti nel dialogo politico con l’islam. E’ noto che per i musulmani che concepiscono la vita come sharia, come un abbandonarsi e sommergersi nella volontà divina, la democrazia, la liberà e la laicità dell’Occidente risultano come aberrazioni quando per altri invece risultano come disvalori che non capisce o che rifiuta. Perché dunque i nostri rappresentanti della cristianità temono di essere leali e onesti con i musulmani ricorrendo alla teologia liberale? Noi confondiamo i nostri amici musulmani!
Sebbene la Scrittura ci impone il rispetto sacro della dignità e dell'accoglienza di ogni persona, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa, la Parola ci insegna però che il rispetto assoluto della dignità umana non ci obbliga a relativizzare su cose e dottrine fondamentali che la Scrittura non approva.
Oggi si tende con una metodologia oscurantista da parte di certa ‘teologia politica’ o di teologia liberale (che la Bibbia non insegna e né incoraggia e dunque va riggettata), a minimizzare o perfino eludere la realtà della complessità insite nell’islam che stride nella nostra società europea e nel resto del mondo cristiano sotto i nostri occhi con particolare rilievo negli ultimi 40 anni. Però il cristiano deve guardare in faccia alla realtà e ai rischi pur riproponendo l’amore di Cristo, il Quale percorrendo tuttavia il calvario fino alla morte di croce non ci imputò i nostri falli ma morì per noi mentre eravamo ribelli e stridenti contro di Lui per riconciliarci al Padre. Il Padre non ha ignorato il nostro peccato o lo abbia nascosto.
Altrettanto, noi credenti dobbiamo imparare ad amare i musulmani intezionalmente, non imputando i loro falli. Amare costa sacrificio insieme però a ‘vegliare, pregare e rialzare il capo’. Altrimenti si finirà per adeguare il Vangelo al diktat del post-modernismo, dell'inter-culturalismo che stanno germinando progressivamente con la predominanza dell’apostasia e del multiculturalismo nelle nostre istituzioni e, infine, hanno iniziato ad infiltrarsi nelle nostre chiese evangeliche attraverso certa teologia liberale da parte di alcuni dottori esperti nel dialogo politico con l’islam. E’ noto che per i musulmani che concepiscono la vita come sharia, come un abbandonarsi e sommergersi nella volontà divina, la democrazia, la liberà e la laicità dell’Occidente risultano come aberrazioni quando per altri invece risultano come disvalori che non capisce o che rifiuta. Perché dunque i nostri rappresentanti della cristianità temono di essere leali e onesti con i musulmani ricorrendo alla teologia liberale? Noi confondiamo i nostri amici musulmani!
- Come é iniziata o come ha avuto origine questa predisposizione nei nostri ambienti evangelici?
- La risposta completa non può essere data in un intervista con uno spazio limitato, ma attraverso un saggio. Potrei soltanto fare riferimento per ora ad una delle modalità, non l’unica però. Per il Common Word (2007) o tradotto “Una parola in comune tra Noi e Voi” http://www.evangelici.net/notizie/1389441000.html il concetto di fondo dell’ecumenismo e del pluralismo religioso è dare vita ad un’etica globale per avere la meglio sulla radicalizzazione dei dogmi religiosi o ci sarà solo spazio per i fondamentalismi. Bisogna ripercorrere la tragedia dell’ 11 settembre... dopo quella tragedia negli USA per molti leader della cristianità è diventata la via d’uscita l’urgenza di un progetto di etica inter-religiosa fra la cristianità e l’islamismo: nessuna pace tra le nazioni senza la pace tra le due religioni più grandi del pianeta, e nessuna pace tra le religioni senza dialogo tra quelle stesse religioni. Secondo i protagonisti del dialogo ecumenico, fra islam e cristianità le due comunità dovrebbero rendersi conto, insieme, delle loro responsabilità per la pace e la giustizia nel mondo. Non “missione ed evangelizzazione” dell’una contro l’altra, dunque, ma “ dialogo alla pari”: è questo il precetto del Common Word (2007) che impone oggi la situazione. E questo secondo loro vuole dire evidentemente uno stop alla persecuzione e attacchi assassini sui cristiani nel mondo da parte dell’islam fondamentalista. I fanatici ci sono in tutte le religioni, nell’islam come nel cristianesimo e nell’ebraismo. Abbiamo modo di constatare che il fanatismo religioso di tipo islamico contro comunità cristiane o terrorismo è in crescita allarmante oltre che intensissimo. E’ anche risaputo che una democrazia presuppone, per funzionare, che i suoi conflitti interni vengano risolti senza conflitto, senza violenza e senza ammazzamenti. Il che significa che la democrazia si fonda, in premessa, sull’accettazione condivisa di un metodo di risoluzione dei conflitti ricorrendo ai compromessi.
D: Queste intese del 2007 hanno prodotto i frutti tanto sperati di una pace mondiale?
R: Illusioni! Nemmeno dal 2007, anno quando nacque l’intesa “A Common Word” fra la cristianità e l’islam, è cessata la persecuzione contro i cristiani. Questo comprova che i credenti in Cristo devono imparare ad amare tutti incondizionatamente, non secondo gli elementi del mondo, ma secondo Cristo. O si fallirà il bersaglio di amare secondo Cristo Non offriamo uno scambio di religione né di pregare uno stesso dio, ma di gioire di annunciare quella UNICA relazione con Dio Padre, attraverso Cristo.
D: Ed al lavoro tra i musulmani come è arrivato?
R: Cominciai a condividere la mia gioia di appartenere a Cristo a tutti, finché fui attirato a parlarne anche ai miei amici musulmani. Successivamente, il Signore comprovava la mia chiamata a questo ministero, dandomi il pieno riconoscimento dei miei responsabili di chiesa. Fu così, che all'inizio del 1992 partii per un corso di addestramento durato quasi cinque anni dividendo quel periodo fra l’Inghilterra e il Nord Africa. Da quel tempo abbiamo fatto discepoli fra moltissimi credenti arruolandoli, in particolare, nelle campagne evangelistiche sul territorio. Sono a migliaia i credenti che in tutti questi anni hanno beneficiato dei nostri corsi sviluppando e imparando a come trasmettere il Vangelo ai loro vicini e amici musulmani. Purtroppo, a remare in senso contrario, sono stati pubblicati libri sull'islam da parte di autori NON ITALIANI da editori evangelici italiani, che promuovono una evangelizzazione verso i musulmani un'identità cristiana sfuocata su quei tratti che distinguono la fede cristiana della sua identità biblica. La buona reputazione di queste case editrici indurrebbero i credenti a fidarsi di quei libri sull'islam e così facendo adottare una testimonianza fatta di paura nell'usare franchezza 'per non offendere i musulmani'. I musulmani non sono attratti dalla nostra timidezza, perché loro non rinunciano alla timidezza e disprezzano la fede cristiana definendoci 'codardi'.
D: Quali dati ha sulla presenza islamica in Italia?
R I Musulmani in Europa sono circa 20 milioni. Un dato incontrovertibile è che la popolazione islamica in Europa cresce del 4,5% l'anno. Nel nostro Paese la cifra che riguarda la popolazione islamica regolarmente residenti supera il milione e mezzo (ci sono anche almeno 500.00o in attesa di regolarizzazione). In Italia si registrano circa 20 mila matrimoni fra islamici e cattolici. L'Islam è ormai la seconda religione in Italia per numero di aderenti. Le moschee in Italia si possono contare sulle dita di una mano ma ovunque ci sono centri culturali, luoghi di incontro, associazioni di qualche migliaio di sale di preghiera. Nel 1992 se ne contavano quasi 100; dieci anni dopo se ne contavano 250. Si tratta di una realtà variegata, multiforme e multietnica che si sviluppa intorno a sale di preghiera, nascoste in appartamenti, sottoscala, garage, palestre in affitto a ore. Ci sono poi i ricongiungimenti familiari e i nuovi nati da genitori islamici. I loro figli si siedono insieme ai nostri figli dietro ai banchi di scuola.
D: Secondo Lei che cosa c'è nell'agenda dei Musulmani in Italia?
R Con l'aumento demografico l'idea della piattaforma politica non è stata accantonata, tutt'altro. L'islam italiano chiede spazio, ad esempio l'intesa con lo Stato. L'intesa riguarda la parità a tutti gli effetti per i diritti civili, diritto di voto, foto tessera a capo coperto, l'8 per mille, libertà di culto, sindacale. C'è poi l'ambito sociale: scuole, ospedali, carceri. Da oltre vent’anni c’é in corso un processo di islamizzazione del nostro Paese "pacificamente” attraverso le istituzioni politiche.I musulmani nel nostro paese non ripudiano la loro cultura, però sono disponibili e cercano di assimilare quella occidentale, in cerca di due obiettivi: integrazione e superamento dei pregiudizi. A questo proposito ci sono un esempio i “Giovani Musulmani ‘Italia” (GMI) i quali hanno una grossa presenza sulla rete. La Gmi è nata in Italia circa una decina di anni fa e ha alcune migliaia di tesserati attivi in quasi 30 città. In Italia ci sono circa 500.000 giovani musulmani tra i 10 e 20 anni che sono nati o vivono qui almeno dal 2.000. Sono loro il futuro della comunità islamica italiana. Organizzano, con un largo uso Facebook, incontri settimanali per dei temi più attuali quali ad esempio il dialogo inter-religioso, politico e sociale. E‘ lodevole la passione che dimostrano quando sono presenti con i loro banchetti e opuscoli dimostrativi sia delle loro attività sia della loro religione in distribuzione ai loro concittadini italiani. In più di qualche occasione hanno organizzato iniziative culturali di alto livello intellettuale. Ci credono!!
D: Quali sono i vostri principali servizi che offrite alle chiese?
R La sfida per noi cristiani "nati di nuovo" è evidente: siamo protesi verso l'adempimento di Marco 16:15, vale a dire, "predicare l'evangelo ad ogni creatura". Aiutiamo le chiese e le opere a poter avviarsi verso la testimonianza interculturale.
Francesco Maggio
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